Ho visitato la 13ª edizione di Meditaggiasca a Taggia: olio, Moscatello, zafferano e Pro Loco. Una festa del territorio con luci, ombre e qualche sorpresa.

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Il 1° maggio di quest’anno l’ho trascorso diversamente dal solito.

Niente relax, niente gita fuori porta generica. Ho deciso di andare a Taggia, per la tredicesima edizione di Meditaggiasca & Expo Valle Argentina Armea, la manifestazione promossa dal Comune di Taggia e dedicata all’oliva taggiasca, al Moscatello e alle eccellenze del nostro territorio imperiese.

Un’inaugurazione della taggiasca tutta da aspettare

L’apertura ufficiale era fissata per le 10:00. Io mi sono presentato alle 10:30, convinto di trovare tutto già in moto.

Non era esattamente così.

Alcune bancarelle stavano ancora montando. L’inaugurazione delle 10 era — diciamolo — un orario ottimistico. Nulla di grave, ma vale la pena saperlo per le prossime edizioni: meglio arrivare verso le 11, quando tutto è davvero operativo.

La prima perplessità (e il suo lieto fine)

Percorrendo la via principale, la prima cosa che ho notato mi ha lasciato un po’ perplesso.

Alcune bancarelle promuovevano ninnoli per la casa, o prodotti tipici piemontesi, o addirittura siciliani. Una situazione che avevo già incontrato in un’altra manifestazione locale, trasformatasi nel tempo in fiera italiana a tutti gli effetti — perdendo così la propria identità.

Ammetto che per un momento ho temuto lo stesso destino.

Poi, avanzando lungo la via, ho trovato lo slargo con le Pro Loco delle Valli. E il cuore si è risollevato. Quello che era stato promosso c’era davvero, e si vedeva.

La stroscia di Castellaro fatta con l’olio di taggiasca: profumi che convincono

Il primo stand che vale una sosta è quello del Comune di Castellaro, gestito dalla titolare del bed and breakfast Ti Vengo a Cercare.

Il prodotto di punta? La stroscia, accompagnata da altri dolci e torte tipici liguri.

L’aspetto era estremamente invitante, e avvicinandosi le fragranze erano definite, calde, riconoscibili. Come avevo già raccontato in un articolo precedente, la stroscia è tradizionalmente legata a Pietrabruna, non a Castellaro — ma posso assicurarvi che quella presentata qui non ha nulla da invidiare all’originale.

Se passate da Castellaro … andate a cercarla.

Lumache di Molini di Triora e il pane che non andrebbe dimenticato

Più avanti, gli stand della Pro Loco di Ceriana e della Pro Loco di Molini di Triora.

Quest’ultima proponeva come specialità le lumache. Non era ancora l’ora di pranzo e non me la sono sentita di avvicinarmi all’assaggio, ma il profumo era già convincente da lontano.

Di Molini di Triora, però, mi preme ricordare anche un’altra eccellenza spesso sottovalutata: il pane di Triora. Un prodotto che merita attenzione quanto le lumache, e che non sempre riceve la visibilità che si merita.

La via storica: qui batte il cuore vero della manifestazione e dell’oliva taggiasca

Spostandomi nella via dei portici — la via storica del borgo — il tono è cambiato completamente.

Una distesa ordinata di stand di aziende locali, tutte radicate nel territorio. Olio, olive, miele, e un prodotto che sta emergendo sempre più nella nostra realtà: lo zafferano.

Questo è il cuore autentico di Meditaggiasca. Non lo si trova subito, bisogna cercarlo. Ma quando ci si arriva, si capisce perché vale la pena venire.

La rivelazione: il miele allo zafferano di Cloris

Tra tutti gli stand, uno merita una menzione a parte.

Lo stand dedicato al Moscatello di Taggia e allo zafferano, dove ho potuto assaggiare il miele allo zafferano e i biscottini aromatizzati con questa spezia, prodotti dalla piccola azienda agricola locale Cloris.

Non avrei mai pensato che miele e zafferano potessero funzionare insieme. Mi sbagliavo.

All’assaggio, la prima sensazione è quella di un miele quasi puro. Poi, dopo pochi secondi, nel palato esplode un aroma delicatissimo di zafferano, che permane a lungo. Un accostamento inatteso, elegante, che si fa ricordare.

Ne ho comprato un vasetto. Ho già qualche idea su come usarlo, cercando di valorizzare entrambi gli ingredienti. Vi aggiornerò.

Le scuole e la taggiasca: il territorio investe nel suo futuro

Tra gli stand ho trovato anche due presenze che mi hanno fatto piacere.

Il primo è il plesso alberghiero dell’Istituto Ruffini-Aicardi di Taggia e Sanremo, impegnato a dimostrare come i prodotti tipici locali possano trasformarsi in ricette di qualità. Il secondo è il Ruffini di Imperia, con il suo ITS dedicato al settore alimentare, presente per raccontare il percorso che parte dalla coltivazione e arriva alla produzione.

Due realtà che lavorano sul territorio, con il territorio.

Non era presente alla manifestazione, ma non posso fare a meno di citarlo: nella nostra provincia esiste anche il Polo Tecnologico Imperiese, che comprende un istituto tecnico a indirizzo industriale, uno a indirizzo nautico e un istituto professionale. Tra i tecnici industriali è attiva l’articolazione chimica, che nel triennio di specializzazione affronta analisi su prodotti alimentari — tra cui olio di oliva e vino. È la mia scuola, quella dove insegno. Non potevo non citarla.

Gli ospiti speciali: appuntamento al pomeriggio

Non ho potuto assistere agli incontri con i due ospiti d’eccezione di questa edizione, entrambi in programma nel pomeriggio.

Luca Pappagallo — “cuciniere” con oltre 3 milioni di follower sui social, volto di Food Network e già protagonista dello show cooking dello scorso anno — tornerà sabato 2 maggio alle 16:30 in piazza Cavour, per preparare la sua Pasta alla Pantesca con olio extravergine locale e olive taggiasche.

Renata Briano — ex europarlamentare e autrice del fortunato blog La nostra Politica in Cucina su GialloZafferano, seguita da circa 900mila persone tra Instagram, Facebook e TikTok — sarà invece in piazza Cavour venerdì 1° maggio alle 18:00 per presentare il suo libro Dai monti al mare, dedicato alla vera cultura gastronomica ligure.

Non sarò lì per vederli, ma sono convinto che chi ci andrà non se ne pentirà.

Il bilancio sulla manifestazione della taggiasca

Tirando le somme: sono soddisfatto.

Meditaggiasca è una manifestazione piccola, con qualche ingenuità da correggere — qualche stand fuori tema di troppo, un’inaugurazione che fatica a rispettare l’orario — ma con un’anima vera. Un evento che cerca di dare visibilità alle realtà locali, di raccontare cosa significa produrre bene in questo territorio, e di farlo in modo accessibile a tutti.

L’oliva taggiasca, fresca di certificazione IGP europea, merita esattamente questo tipo di palcoscenico. E Taggia, con i suoi portici e il suo borgo storico, è lo scenario giusto. Ci tornerò.


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