La Tavoletta d’Oro 2026 premia i migliori cioccolati italiani: Domori, Amedei, Gobino, Gardini tra i vincitori. Il monorigine conquista anche il latte.

Tempo di lettura

6–10 minuti

La Tavoletta d’Oro – Una gara nata a Perugia

Perugia non è solo la città dei Baci Perugina o dell’Eurochocolate. È la città dove, nel 1995, è nata la Compagnia del Cioccolato: l’associazione no profit che oggi riunisce oltre mille soci tra degustatori professionali, giornalisti gastronomici, esperti di food e appassionati del cacao. Quella stessa associazione che, dal 2002, organizza ogni anno il premio più autorevole del panorama cioccolatiero italiano: la Tavoletta d’Oro.

Leggendo i risultati dell’edizione 2026, la ventiquattresima, ho pensato che valesse la pena raccontarvi come funziona questa competizione, chi ha vinto, e soprattutto cosa ci dice sui trend del cioccolato artigianale in Italia.

Che cos’è la Tavoletta d’Oro

La Tavoletta d’Oro non è un concorso dove i produttori si iscrivono e mandano i loro prodotti sperando nella fortuna. È qualcosa di diverso, e per certi versi più rigoroso.

La Compagnia del Cioccolato opera attraverso una rete di sedi territoriali — Roma, Bologna, Ferrara, Milano, Marche, Potenza, Verona — ciascuna delle quali ha i propri Chocolat Taster: i sommelier del cioccolato, formati secondo i metodi di valutazione organolettica dell’associazione. Nel corso dell’anno, questi esperti analizzano i cioccolati italiani in commercio. Non su invito, non su richiesta. Li cercano, li acquistano, li valutano.

Il meccanismo è semplice nella sua logica, esigente nella sua applicazione: ogni prodotto viene degustato secondo una scheda strutturata che considera aspetto, colore, profumo, snap, scioglimento, persistenza, armonia gustativa. La soglia minima per passare al turno successivo è 85 centesimi su 100. Chi non arriva lì, si ferma.

Come funziona la competizione

Fase 1 – I panel territoriali

I 110 Chocolat Taster lavorano in 19 panel distribuiti nelle sedi regionali. In questa edizione hanno valutato oltre 1.200 referenze: tavolette fondenti, al latte, monorigine, gianduia, cremini, gianduiotti, praline, creme spalmabili, frutta ricoperta, aromatizzati, cioccolati grezzi. Un lavoro capillare e sistematico, che dura mesi.

Fase 2 – Il panel ristretto di esperti

I prodotti che hanno superato la soglia degli 85 centesimi passano a una seconda selezione, affidata a un gruppo più ristretto di esperti Chocolat Taster. Qui avviene la scrematura finale: dalle centinaia di eccellenze si arriva ai 48 prodotti che saliranno sul podio.

La cerimonia di premiazione

La premiazione si tiene ogni anno nell’ambito di un evento dedicato. Nel 2026, la scelta è caduta su Maglie, in Salento, all’interno della manifestazione “I Cioccolati del Mediterraneo”, giunta alla quarta edizione e ospitata nel suggestivo Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto. La cerimonia si è tenuta il 7 marzo e trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Compagnia.

Le tre medaglie

A partire da questa edizione, ogni categoria prevede tre livelli di riconoscimento: Gold, Silver e Bronze. Una novità importante, che allarga il ventaglio dei prodotti valorizzati e permette una lettura più sfumata della qualità. Non esiste un unico vincitore assoluto: esistono 14 categorie merceologiche, ciascuna con il suo podio.

I vincitori della Tavoletta d’Oro 2026 – Classifica completa

Di seguito la classifica completa Gold, Silver e Bronze per tutte e 14 le categorie della Tavoletta d’Oro 2026, estratta dai risultati ufficiali:

CATEGORIA🥇 GOLD🥈 SILVER🥉 BRONZE
FONDENTEAmedei – Toscano Black 63Domori – Criollo 80%Staccoli – Equatoriale 80%
  Slitti – Gran Cacao 73%Venchi – 77% nibs
FONDENTE MONORIGINEDomori – Criollo Chuao 70%Maglio – Caño el Tigre 80%Colzani – São Tomé 78%
MASSA DI CACAO 100%Maglio – Porcelana 100%Amedei – Toscano Black 100%Majani – Sur del Lago 100%
LATTEManufatto Cacao – Latte Sapido 38%Amedei – Toscano Brown 32%La Perla – Finissimo al Latte 33%
LATTE MONORIGINEMajani – Latte Sur del Lago 33%Vellino – Meta Macarena Latte 38%Maglio – Papuasia 36%
LATTE ALTA PERCENTUALEGardini – Latte 42%Colzani – Perù + Latte 45% 
 Maglio – Cuyagua Ocumare Criollo 55%Slitti – Lattenero 45% 
GIANDUIACastagna – GiuinottGobino – Giandujotto Indonesia 
 Gobino – Tourinot +39  
CREMINOGardini – Cremino all’AmarenaVarvaro – Cremino a 3 stratiBernardi – Cremino alla Nocciola
PRALINASlitti – Pralina Passion FruitBernardi – Enigma cioccolato bianco, crema amaretto e mandorleVilla – Pralina al Rum
  Gardini – Pralina Alkermes 
RIPIENIGardini – Dobloni al Gin PrimoCarola Stacchezzini – La Farcitissima LiquiriziaCastello Pandino – Barretta con ripieno di nocciola, cocco e mandarino
FRUTTA RICOPERTAMaglio – Amarene ricoperte di cioccolatoGobino – Scorze di Bergamotto candite ricoperteSlitti – Fico mio, fichi calabacita alla Sambuca
AROMATIZZATISabadì – Affinato all’AssenzioManufatto Cacao – Tavoletta di Pisa, Caramello e PinoliRukét Chocolate – Cioccolato con Rum
 Gardini – 38% Cacao & Sale di Cervia con Liquirizia Colzani – Milano Bitter 80%
CIOCCOLATI GREZZISabadì – Scuro con Zucchero Mascobado 70%Sabadì – Siracusa con Limone e Menta essiccatiGardini – Rustico con Zucchero Muscovado 74%
SPALMABILIColzani – Nocciole e CacaoSlitti – Riccosa 51% di NoccioleVenchi – Nougatine

Cosa ci dicono questi risultati

Guardando la classifica con occhio critico, emergono alcune considerazioni che vanno oltre i singoli nomi.

Domori e il Criollo Chuao: due anni di fila

Domori conquista per il secondo anno consecutivo l’oro nella categoria Fondente Monorigine con il Criollo Chuao 70%. Il Chuao è una varietà di cacao venezuelano considerata tra le più rare e pregiate al mondo, coltivata in un villaggio di poche centinaia di abitanti sulla costa caraibica. Domori ha costruito la sua identità aziendale proprio attorno alla valorizzazione del Criollo, sviluppando negli anni piantagioni proprie in Venezuela e in Ecuador. Vincere per il secondo anno di fila in questa categoria non è un caso: è il risultato di un approccio filiera-centrico che pochi produttori italiani riescono a sostenere con la stessa coerenza.

Guido Gobino: tre riconoscimenti

Gobino porta a casa l’oro nella categoria gianduia con il Tourinot Maximo +39 e il Giandujotto Indonesia. Due prodotti molto diversi tra loro: il primo realizzato con Nocciola Tonda Gentile Trilobata del Piemonte senza latte, temperato a mano; il secondo che abbina la stessa nocciola piemontese a un cacao di Kalimantan orientale, con metodo a estrusione. Gobino è un nome che chi mi legge ha già incontrato nei miei articoli su Torino e sul gianduiotto: conferma anno dopo anno di essere la maison torinese che meglio riesce a tenere insieme tradizione e ricerca.

Gardini: il produttore più trasversale

Fratelli Gardini di Fusignano, in Romagna, conquista ben quattro podi: oro nel latte ad alta percentuale, nel cremino, nei ripieni e negli aromatizzati. È il segnale di un laboratorio che ha raggiunto una maturità tecnica rara, capace di eccellere in categorie molto diverse tra loro senza perdere identità.

Maglio e Sabadì: il Sud che sale

Maglio, pugliese di Maglie, porta a casa due ori: la massa 100% con il Porcelana e il latte ad alta percentuale con il Cuyagua Ocumare Criollo 55%. Sabadì, siciliano di Modica, conquista sia la categoria Aromatizzati con il cioccolato affinato all’assenzio, sia quella dei Grezzi con il Mascobado 70%. Due storie meridionali che dimostrano come il cioccolato artigianale di qualità non abbia più una sola geografia.

Il trend del 2026: il monorigine conquista anche il latte

Il commento del Presidente della Compagnia del Cioccolato, Gilberto Mora, offre una chiave di lettura preziosa. Il dato più significativo di quest’anno è l’avanzata dei cacao monorigine anche nella produzione dei cioccolati al latte — territorio storicamente dominato da ricette più standardizzate. I latti ad alta percentuale di cacao si sono molto elevati nel livello qualitativo, con una sempre più diffusa indicazione in etichetta delle provenienze geografiche del cacao.

Per chi ha familiarità con la filosofia bean-to-bar — di cui ho già parlato in questi spazi — si tratta di una conferma attesa. Il consumatore evoluto chiede tracciabilità, vuole sapere da dove viene il cacao che sta mangiando. I produttori più avanzati lo stanno ascoltando.

In crescita anche le creme spalmabili, con molte proposte senza zucchero aggiunto e con cacao di provenienza certificata. Un segmento che fino a qualche anno fa era appannaggio della grande industria e che oggi vive una stagione di riscatto artigianale.

I premi speciali

Cioccolatiere Internazionale: Dick Taylor

La californiana Dick Taylor ha ricevuto il riconoscimento per la tavoletta 72% Belize Toledo, selezionata in collaborazione con Leonardi Dolciumi di Ravenna. Dick Taylor è una delle realtà bean-to-bar americane più rispettate, nota per la cura della filiera e l’identità sensoriale dei propri prodotti. Portarla dentro un premio dedicato al cioccolato italiano è un gesto di apertura culturale che apprezzo.

Premio Speciale: Douglas Dager

Un riconoscimento sentito va a Douglas Dager, produttore venezuelano di cacao criollo. Il cacao criollo è la varietà più rara e fragile al mondo, quella che tende a cedere il posto alle varietà forastero o trinitario più produttive e resistenti. Chi — come Dager — dedica la propria vita professionale alla sua salvaguardia merita un tributo che va oltre la qualità del prodotto finito.

Premio Efficacia Comunicativa “Fosca Maurizzi”: Aroko Chocolate

Aroko Chocolate, nella sua veste curata da Spaghetti & Mandolino, vince il premio dedicato alla comunicazione. Un segnale interessante: nel mondo del cioccolato artigianale, saper raccontare il prodotto è diventato parte integrante del valore percepito. Non è solo marketing: è educazione del consumatore.

Conclusione

La Tavoletta d’Oro 2026 ci consegna un panorama del cioccolato artigianale italiano ricco, maturo e in evoluzione. I nomi dei vincitori — Domori, Gobino, Amedei, Gardini, Maglio, Sabadì — non sono sorprese: sono conferme. Ma le modalità con cui questi produttori vincono, i prodotti che scelgono di proporre, i trend che emergono dalla classifica raccontano una storia precisa.

Il cioccolato italiano di qualità sta andando in una direzione chiara: meno ricette standardizzate, più origine. Meno zucchero di facciata, più cacao vero. E sempre più etichette che raccontano, finalmente, da dove viene quello che stiamo mangiando.

Come sempre, vale la pena assaggiare. I vincitori sono tutti in commercio. Qualcuno potrebbe diventare la vostra prossima scoperta.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *