La 26ª edizione della festa del cioccolato a Borgo San Dalmazzo: un resoconto onesto tra sculture di Pinocchio, stand di vendita e due scoperte gastronomiche da non dimenticare
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L’arrivo: più tranquillo del previsto
Raggiungiamo Borgo San Dalmazzo con aspettative alte. Il paese è ai piedi delle Alpi cuneesi, a pochi chilometri da Cuneo, e la cornice storica di Palazzo Bertello prometteva bene. La realtà che troviamo però è quella di una domenica mattina qualunque: poca gente, nessuna animazione percepibile, nessun profumo di cioccolato nell’aria. Un paio di turisti curiosi vagavano per le vie del centro. Nulla che suggerisse una festa nazionale.
Davanti all’ingresso della manifestazione si apriva un piccolo mercatino con libri usati e chincaglieria varia. Nessun prezzo esposto: un elemento che mi ha sorpreso e sul quale preferisco non soffermarmi, lasciando a chi di competenza la valutazione della regolarità della cosa.
Dentro il padiglione: più commercio che cultura




Entriamo nel Padiglione di Via Vittorio Veneto, altra location aggiuntiva rispetto a Palazzo Bertello, e lo sguardo cade subito su praline, tavolette, confezioni regalo. Il 90% degli stand era dedicato alla vendita di prodotti al cioccolato. Niente di sbagliato in questo, sia chiaro, ma il confine tra manifestazione culturale e fiera commerciale era sottilissimo, a tratti inesistente.




Le vere attrazioni si contavano sulle dita di due mani. Le più interessanti erano le undici sculture di cioccolato a tema Pinocchio, realizzate da scuole di arte bianca, centri di formazione professionale e artigiani.
Alcune opere erano curate e di grande impatto visivo, altre sembravano presenti più per completare il numero che per convinzione. A completare il quadro, una mostra di pittura e un banchetto dove era possibile osservare maestri al lavoro con il cioccolato. Meritava uno sguardo anche l’angolo dedicato ai dipinti realizzati con il cioccolato come pigmento, opera dell’artista borgarina Monica Sepe: un’idea originale che trasformava la tavoletta in pennello.
Per il resto, la giornata era ancora lunga ma la voglia di proseguire si era già un po’ ridimensionata. Abbiamo saltato la passeggiata nel centro storico e le degustazioni de La via del Cioccolato. Sinceramente, il bilancio complessivo della manifestazione non mi ha convinto: troppe aspettative, troppo poco contenuto esperienziale.
Le note positive: poche, ma decisive
Detto questo, alcune scoperte hanno salvato la giornata e meritano di essere raccontate con la stessa onestà con cui ho descritto le delusioni.
Sara Aimar, cake designer. Ho avuto il piacere di incontrarla direttamente al suo stand. Classe, precisione e una scultura di cioccolato — un Pinocchio in stile Disney in dialogo con il Grillo Parlante — che non lasciava dubbi. Non ho faticato a capire chi avrebbe vinto il concorso. E così è stato: il voto del pubblico a fine giornata ha premiato proprio lei, confermando quello che era evidente a occhio nudo.
Pasticceria Bertolino, Fossano. Tra i pochissimi stand che hanno avuto l’intelligenza di offrire un assaggio, questo ha fatto centro. Prodotti esteticamente curati e, soprattutto, di qualità concreta: nessun eccesso di dolcezza, materie prime percepibili al palato. Ho finito per acquistare una selezione di prodotti, cosa che non avevo pianificato. È il miglior complimento che si possa fare a un artigiano del cibo.
Torteria Berlicabarbis, Torino. Un banchetto semplice, senza fronzoli: torte al cioccolato e due varietà di brownies. Mia madre si è fermata incuriosita dal brownie al cioccolato e Nocciola Gentile Piemontese IGP. L’ha assaggiato, lo ha diviso con noi e lo abbiamo finito in silenzio — quel silenzio che a tavola è sempre un buon segno. Il cioccolato e la nocciola si sostenevano a vicenda senza che nessuno dei due prevalesse sull’altro, con una persistenza aromatica sorprendente per un prodotto apparentemente semplice. Un brownie che definirei un piccolo capolavoro di equilibrio.
Conclusioni
Un Borgo di Cioccolato 2026 è una manifestazione che ha tutti i presupposti per diventare qualcosa di importante — il riconoscimento nazionale, il tema di Pinocchio nel bicentenario di Collodi, la presenza di ospiti come il Consorzio del Cioccolato di Modica IGP e la rete internazionale The Chocolate Way ne sono la prova. Ma tra i presupposti e la realtà di una domenica mattina, c’è ancora un percorso da fare. Meno stand di vendita, più laboratori aperti, più degustazioni libere, più coinvolgimento del visitatore: sono le cose che trasformano un mercato del cioccolato in una vera festa del cioccolato.
Il lungo viaggio da Imperia ne valeva la pena? Per come è andata, no, non completamente. Ma le due scoperte artigianali — Bertolino e Berlicabarbis — mi hanno lasciato qualcosa di concreto: indirizzi nuovi e la certezza che, al mio prossimo passaggio per Fossano e per Torino, farò tappa obbligata.
E quando un viaggio ti lascia almeno questo, non può dirsi del tutto sprecato.


















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