Norcia, dieci anni dopo il terremoto del 2016: un paese ferito che non si arrende. Tartufo, cioccolato artigianale e norcineria come simboli di una rinascita autentica
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C’è un luogo in Umbria che l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero della Cultura ha voluto fermare nel tempo con le sue immagini: Norcia. Guardandola, incastonata tra i Monti Sibillini e la piana di Castelluccio, con le sue mura medievali che tagliano il paesaggio come un confine tra il passato e il presente, si fatica a credere che questa terra abbia mai sofferto. La natura che la circonda sembra non aver ceduto alle scosse del tempo: i boschi di querce scendono silenziosi lungo i versanti, il fiume Nera scorre come ha sempre fatto, i prati aperti della Piana di Castelluccio si distendono immutabili verso l’orizzonte. Il paesaggio non tradisce nulla. Non racconta niente di ciò che è accaduto.
Il terremoto che ha segnato l’Appennino
Eppure questa terra le scosse le ha subite, e come. Tutto inizia nella notte del 24 agosto 2016, quando una scossa di magnitudo 6.0, con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, radeva al suolo Amatrice e seminava il terrore in tutto l’Appennino centrale, con 299 vittime. Norcia e i suoi dintorni vengono colpiti, ma il peggio deve ancora arrivare. Il 30 ottobre dello stesso anno, alle 7:40 del mattino, una scossa di magnitudo 6.5 — la più intensa registrata in Italia dal terremoto dell’Irpinia del 1980 — ha il suo epicentro proprio tra Norcia e Preci. Le case crollano, le chiese si sbriciolano. Il simbolo di quel giorno è la Basilica di San Benedetto: della struttura medievale resta in piedi soltanto la facciata, come un fondale di teatro davanti al nulla. La frazione di Castelluccio viene praticamente rasa al suolo.
Eppure, per un dettaglio che ha quasi del miracoloso, non si conta nessuna vittima a Norcia: le scosse dei giorni precedenti avevano già allertato la popolazione, molti avevano abbandonato le case da giorni, e il cambio dell’ora solare aveva tenuto lontano dalla basilica i trecento vigili del fuoco che altrimenti si sarebbero trovati proprio sotto il tetto poi crollato.
Ed è qui che il contrasto si fa stridente. Perché mentre la natura intorno a Norcia ha ripreso il suo corso — indifferente, bella, intatta — il paese porta ancora i segni di quella catastrofe. A distanza di quasi dieci anni, il Comitato Rinascita Norcia denuncia ritardi nell’ospedale, nelle scuole, nelle strutture pubbliche. Le frazioni più colpite sono ancora un cumulo di macerie. È un paese che, guardato dall’alto, assomiglia a un presepe con un buco al centro. La natura si è ripresa tutto. Il paese sta ancora aspettando.
La resilienza di chi è rimasto
Ma è anche un paese che non si è arreso. Chi è rimasto si è rimboccato le maniche, ha tenuto aperte le botteghe, ha continuato ad allevare i suini neri della Valnerina, a stagionare i salumi, a produrre il farro della Piana di Castelluccio con la sua IGP. E poi c’è il tartufo nero pregiato, che porta il nome di questa terra nel mondo e che qui vive una doppia esistenza. C’è chi lo cerca, nei boschi di querce e lecci, con il fiuto del proprio cane addestrato e la conoscenza silenziosa del territorio: un’arte tramandata di generazione in generazione, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. E c’è chi lo coltiva, nelle cosiddette tartufaie controllate, dove alberi appositamente selezionati vengono impiantati con le radici già inoculate dal micelio del tartufo, nella speranza — mai del tutto garantita, perché il tartufo resta un essere capriccioso — che il fungo cresca e si lasci trovare.
Norcia non è solo un luogo geografico: è un caposaldo della cultura enogastronomica italiana, un’identità che nessuna scossa di terremoto è riuscita a scalfire davvero. E a dirmelo con più forza di qualsiasi statistica sono state due realtà che ho avuto la fortuna di incontrare durante la mia visita: la cioccolateria Vetusta Nursia e la norcineria Ansuini — Mastro Peppe dal 1938. Due storie diverse, un unico filo comune: la scelta di restare, di costruire, di non cedere.
Vetusta Nursia: quando il cioccolato incontra il tartufo
Vetusta Nursia nasce nel 1985 da un’intuizione di Gabriele Verucci, che sceglie di tornare a Norcia e di aprire un laboratorio artigianale capace di andare oltre la tradizione del territorio. All’inizio è un piccolo spazio, dove prendono forma tavolette, torroni, uova pasquali e cioccolatini con vero tartufo nero. Fin da subito, artigianalità ed eccellenza delle materie prime diventano i pilastri di ogni scelta. Nel tempo, alla produzione di cioccolato si affianca anche la pasticceria, soprattutto nei periodi di festa, mantenendo sempre lo stesso rispetto per il lavoro fatto con cura e senza scorciatoie.
La collezione di prodotti è immensa e tutta di ottima qualità, dal più semplice al più elaborato. Ma il principe indiscusso di questa cioccolateria è il Cioccolatino al Tartufo Nero. Non si tratta dei cosiddetti “tartufi”, quei cioccolatini sferici aromatizzati con liquori o altre essenze, ma di veri e propri cioccolatini prodotti con il tartufo nero di Norcia. Una combinazione che appare inconsueta, quasi paradossale, eppure è proprio questa la sua forza.
All’assaggio, il cioccolato di qualità esplode immediatamente in bocca con una nota sapida inattesa, e subito dopo inizia ad emergere, lentamente e con grande eleganza, il gusto inconfondibile del tartufo, che persiste al palato per diversi secondi. Chi ama il tartufo nero non può sottrarsi a questa esperienza: scoprirà una veste del tutto nuova per entrambi gli ingredienti.
Ansuini — Mastro Peppe dal 1938: profumi e sapori di una tradizione viva
A pochi passi, un’altra realtà altrettanto significativa: la Norcineria Ansuini — Mastro Peppe dal 1938. Una bottega gestita da ragazzi giovani, gentili e affabili, ma soprattutto seri e profondamente preparati. Appena si varca la soglia, si viene avvolti da un intreccio di profumi intensi — salumi, formaggi, spezie — che racconta già tutto prima ancora di guardare.
E quando si alza lo sguardo, la distesa di prodotti è davvero impressionante: tutti locali, tutti legati alla tradizione. Accanto ai salumi e ai formaggi trovano posto legumi di produzione locale, vini, paste particolari e specialità del territorio. Difficile trovare, in uno spazio così raccolto, una scelta altrettanto vasta e una disponibilità così genuina nel spiegare ogni prodotto, suggerirne l’utilizzo, guidare il cliente con competenza e passione. Tra i prodotti che meritano una menzione particolare, il salame al tartufo: un’eccellenza che sintetizza perfettamente l’anima di questa terra.
Un atto dovuto
Entrambe queste realtà dispongono di uno shop online, e sarà mio piacere continuare ad acquistare da loro anche a distanza. Perché sostenere chi ha scelto di restare, di rimboccarsi le maniche ogni giorno e di tenere vivo un paese martoriato non è solo un gesto di consumo consapevole: è un atto dovuto nei confronti di chi, con il proprio lavoro, sta scrivendo la parte più bella della storia di Norcia.

















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