Genui … A poco più di un mese dall’apertura, qualcosa deve ancora assestarsi.
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Genui – Pasticceria in fermento, un nome profetico
Quando ho letto questo nome sulla vetrina di Corso Francia, ho sorriso. Mai denominazione è stata più azzeccata. Peccato che il fermento, almeno questa mattina, non fosse del tipo che ci si aspetta da una pasticceria che vuole fare sul serio.

Genui ha inaugurato il 25 febbraio 2026. Sono passate poco più di cinque settimane. Forse è presto per un giudizio definitivo. Ma una pasticceria aperta al pubblico deve essere pronta al pubblico. E questa mattina qualcosa non lo era.
Lo spazio: un budello tutto bianco
Il locale è piccolo. Molto piccolo. Un vero e proprio budello, interamente in tinta bianca, con due tavolini in vetrina e due mensole lungo il bancone per la consumazione in piedi. Minimale, pulito, contemporaneo. Un progetto estetico chiaro e coerente.



Le due vetrine di servizio espongono prodotti che visivamente promettono: nella prima, piccole mousse a forma di frutto rivestite da burro di cacao colorato — eleganti e scenografiche. Nella seconda, la selezione di sfogliati: croissant, pain suisse, pain au chocolat e flan, cestini di pasta sfoglia ripieni di crema pasticcera con frutta fresca o secca. Dietro questa seconda vetrina, una bella collezione di tè, tra i quali con piacere riconosco il mio preferito.
Il banco di Genui: il punto di luce
Al banco, due ragazze solari e preparate. Sanno presentare i prodotti con competenza, rispondono alle domande con sicurezza, mettono a proprio agio. In un contesto dove spesso il personale è il punto debole, qui è invece il punto di forza. Chapeau.
L’ordine
Mi lascio guidare dalla curiosità e scelgo tre prodotti: il croissant vuoto, il flan ai lamponi e il pain suisse alla sacher torte. Accompagnati, come sempre, da un Earl Grey caldo.
Il croissant: forma senza sostanza
Il croissant si presenta benissimo: gonfio, leggero, invitante. Il coltello lo incide e subito la pasta scrocchia con quella soddisfazione croccante che è già un buon presagio. L’alveolatura è ottima, la caramellizzazione quasi perfetta — solo leggermente pallida.



Poi arriva il momento della verità. L’interno è chiaro, probabilmente avrebbe avuto bisogno di altri due minuti in forno. E al palato il giudizio è impietoso: non sento nulla. Né burro, né profumo, né struttura gustativa. Croccantezza e vaporosità ci sono, le emozioni no. Peccato.
Il flan: un disastro elegante
Il flan ai lamponi è visivamente impeccabile. Caramellizzazione perfetta, forma precisa, un aspetto davvero elegante. Me lo aspetto buono.
È completamente crudo all’interno.



Assaggio comunque la crema pasticcera, il lampone e lo strato esterno di sfoglia. È buono, sì. Ma un flan con la base cruda non è un flan finito. Il resto finisce nel bidone. Al momento di pagare lo segnalerò alla cassa — non per sottrarmi al conto, ma perché chi gestisce un laboratorio deve sapere quando qualcosa non funziona.
Il pain suisse: il migliore dei tre
Arrivo al pain suisse con le aspettative al minimo. E invece mi sorprende, almeno in parte.


È bello da vedere, ben sfogliato, con una caramellizzazione esterna importante. Al naso si percepiscono note di cacao, anche se il burro, ancora una volta, è assente. Lo apro con un certo timore — ma questa volta la cottura è corretta. Ha senso: con un pezzo di torta all’interno al posto di una crema umida, la sfoglia riesce a cuocere in modo uniforme.
Qualche emozione arriva. Poca, ma arriva. La marmellata di albicocche è buona. Il risultato complessivo è discreto. Ma siamo lontani dall’eccellenza.
Un finale in salita per Genui
Avrei voluto girare qualche video, ma lo spazio ristretto aveva già reso la consumazione scomoda. Con sole sei persone entrate nel locale mi sono ritrovata letteralmente schiacciata contro la mensola. Piccolo è bello, ma ha i suoi limiti.
Al momento di pagare, il POS non funzionava. Le due ragazze sono andate un po’ nel pallone — comprensibilmente. Per fortuna avevo i contanti. Altrimenti sarebbe stato un problema serio.
Interviene un pasticcere per aiutarle. Colgo l’occasione per raccontargli del flan crudo. Osservo il suo sguardo — sembra sorpreso. Gli mostro la foto sul telefono. La sua risposta: “Ah ok, controllerò.”
Nemmeno si scusa. Nemmeno una parola di dispiacere.
Il verdetto
Genui ha delle idee. Ha un’estetica precisa, un personale di banco valido, prodotti che visivamente promettono. Ma tra la promessa e il risultato c’è ancora un gap importante: nella cottura, nel sapore, nella gestione dei problemi.
Di solito concedo una seconda possibilità. Questa volta, però, il modo in cui è stato gestito il reclamo mi ha convinta a non tornare. Non cambia niente per loro — sono una goccia nel mare — ma scrivo lo stesso. Perché qualcuno legge.
Oggi nessun sorriso.


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