23 dicembre 2025 – Torino

Entusiasmato da voci sentite per strada, decido di provare la Croissanterie Poirot, ancora più invogliato dal nome del mio investigatore privato preferito. Hercule Poirot merita un omaggio gastronomico, no?
Si trova a circa 2,5 km da Corso Vittorio Emanuele II ma la passeggiata ci sta, se non saranno deluse le mie aspettative. L’idea di sorseggiare un caldo tè Earl Grey e provare l’ultima brioche della mia dolce avventura torinese mi ha spinto in questa camminata a piedi, anche se sotto una pioggia abbastanza intensa.
L’arrivo: aspettative infrante
Lo ammetto, è faticoso raggiungere Poirot, complice anche la temperatura proibitiva che accompagna la pioggia.
Sono davanti al locale, finalmente, e l’umore mi cade a terra completamente. Nessun servizio caffè, nessun tavolino. Semplicemente un piccolissimo negozio, stile anni ’70 o precedente, che serve il laboratorio artigianale a vista.
Addio tè caldo, addio comoda degustazione della brioche. Ma ormai sono qui e quindi entro ugualmente.
L’accoglienza gentile
Davanti mi si presenta una signora molto gentile e affabile che mi spiega i loro prodotti, ma io desidero solo una brioche vuota. D’altronde devo confrontarla con le altre provate in precedenza, senza contaminazioni di creme o ripieni.
Mi propone una spruzzata di zucchero a velo ma rinuncio anche a quello. Le altre non l’avevano e devo studiare anche i colori superficiali del prodotto da forno senza aggiunte esterne.
La vetrina però, devo ammetterlo, è davvero invitante e riempita con svariate tipologie di brioche. Si vede che lavorano con passione.
La signora incarta, pago ed esco.
La degustazione sotto il terrazzo
La degusto fuori, all’aperto e sotto un terrazzo per ripararmi dalla pioggia, ora meno intensa di prima fortunatamente. Non esattamente le condizioni ideali per un assaggio, ma pazienza.
La brioche è molto grande, soprattutto rispetto a quelle assaporate gli altri giorni. Alla pressione è molto vaporosa – ottima aspettativa di un’alveolatura ben sviluppata. La caramellizzazione è presente e disegna una zebratura sulla superficie, esteticamente piacevole.
Faccio la prova dello strappo con le mani e questa mi offre una piccola resistenza, poi la sorpresa: l’alveolatura effettivamente è ben sviluppata ma, agli effetti, è prevalentemente vuota all’interno. Una grossa camera d’aria centrale.
Potrebbe essere voluto? La titolare invita a riempirla con una delle loro creme e magari quella “tasca” è dedicata a ospitare una buona quantità di farcia… non lo saprò mai. Ma per una brioche vuota, la struttura lascia perplessi.
L’assaggio: buona ma senza emozioni
Addento e non sento alcuna fragranza particolare al morso. La morbidezza c’è, la masticabilità è buona e il burro si sente senza che questo predomini su tutti gli altri sapori. Appare, infine, un po’ più dolce delle altre provate.
Complessivamente un buon prodotto, onesto, ben fatto. Ma non eccezionale. E certamente non vale 2,5 km a piedi sotto la pioggia e al freddo.
La ricerca del calore
Ho bisogno di scaldarmi, se non si fosse ancora capito, e per fortuna nelle vicinanze trovo un bar.
Non hanno l’Earl Grey e quindi mi accontento di un classico English Breakfast che accompagno con un lontano parente di un Crumiro con gocce di cioccolato. Niente di memorabile, ma almeno sono al caldo.
Conclusioni
Tirando le somme: una giornata non entusiasmante, pazienza.
La Croissanterie Poirot produce brioche oneste, ben fatte, con una vetrina invitante e una titolare gentile. Ma manca quel qualcosa che ti fa dire “valeva la pena”. Manca l’emozione, quella scintilla che trasforma un buon prodotto in un’esperienza memorabile.
E soprattutto, se Hercule Poirot avesse dovuto percorrere 2,5 km sotto la pioggia per questa brioche, avrebbe probabilmente risolto il caso del “mistero della camera d’aria centrale” e sarebbe rimasto comodamente al caldo del suo albergo.
Fine della dolce avventura torinese. Ora è tempo di tornare al B&B, asciugarsi e riflettere su questi tre giorni tra cioccolatini, brioche e passeggiate sotto la pioggia.






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