Caffè San Carlo a Torino: storia, eleganza e pasticceria d’eccellenza. La Carla, il Pain au Chocolat e il Cestinetto. Vale ogni centesimo?

Tempo di lettura:

4–6 minuti

Le vacanze torinesi sono iniziate nel migliore dei modi.

E questa volta, a differenza di quella natalizia, posso dirlo senza riserve.

Un nome, una piazza, una storia

Il Caffè San Carlo prende il nome dalla piazza sulla quale si affaccia. Piazza San Carlo, Torino. Un indirizzo che racconta già tutto.

Ne avevo sentito parlare molte volte. Le recensioni che avevo letto erano contrastanti. Volevo farmi un’idea mia. Nella precedente visita a Torino non ero riuscito ad andarci. Questa volta non era ammesso rimandare.

L’ingresso: una sorpresa dopo l’altra

Visto dall’esterno, non è un locale che grida a sé. Si presenta con discrezione. Un menù esposto, qualche cordoncino lungo i gradini d’ingresso. Un invito gentile, non una dichiarazione.

Varchi la porta e cambia tutto.

La storia ti viene incontro. I dettagli d’epoca sono conservati in modo impeccabile. L’immenso lampadario di cristallo domina la sala. Ti fermi un momento, prima di sederti. Perché vale la pena guardare.

Ad accogliermi, un buongiorno e un sorriso. La cameriera mi ha invitato a scegliere il tavolo e mi ha consegnato subito la carta.

L’ordine: tre tentazioni

Le idee erano già abbastanza chiare. Ero venuto per provare il prodotto iconico del locale. La vetrina, però, ha complicato le cose. In senso positivo.

Ho ordinato:

Un mignon di Pain au Chocolat. Avevo voglia di iniziare con qualcosa di familiare.

La Carla. Il prodotto iconico. Non chiamatela brioche. Non chiamatela cornetto. Non chiamatela croissant. È un’altra cosa. Una commistione di tutto questo, eppure completamente diversa. Ha un nome suo e quel nome dice tutto.

Earl Grey caldo. Il mio compagno di viaggio fisso.

Unica nota stonata: i tovagliolini non erano riposti in un contenitore che li preservasse. Un dettaglio che ho già criticato altrove. Rimane un punto nero difficile da ignorare.

La degustazione: cominciamo dal Pain au Chocolat

I due prodotti da forno sono arrivati rapidamente. Agli occhi, già uno spettacolo.

Le forme erano perfette. I profumi, delicati. La caramellizzazione superficiale era presente ma elegante, mai eccessiva.

Ho aperto il mignon (Sfoglia le immagini sotto!). Il suono è arrivato prima del sapore: croccantezza, fragranza, friabilità immediate. Un suono pulito, nitido, che si sentiva nonostante il vocio della sala.

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L’alveolatura era perfettamente sviluppata. Il burro c’era. Burro buono, soprattutto.

Al palato, l’impasto si scioglie. Manca forse un tocco di sapidità nella pasta, ma l’ho capito appena arrivato al cioccolato. La stecca di cioccolato è di qualità elevata. Al palato rimane persistente, ti accompagna anche nei morsi dove non c’è. La sapidità ridotta dell’impasto esalta la massa. Una scelta tecnica precisa.

Un prodotto riuscito ottimamente.

La Carla del Caffè San Carlo: la star del locale

Fremevo.

Non chiamatela brioche. Non chiamatela cornetto. Non chiamatela croissant. È un’altra cosa.

La Carla (Sfoglia le immagini sotto e guarda il video!) nasce da un lavoro lungo e meticoloso. Il Caffè San Carlo ha sviluppato una ricetta ad hoc, partendo da un croissant al cacao e affinandola dopo tantissime prove. Nell’impasto ci sono uova, zucchero di canna e miele: ingredienti assenti sia nel croissant francese che nel cornetto italiano. Una commistione che la rende unica. Completamente diversa da tutto ciò che conosci, eppure familiare.

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Il cacao al 36% conferisce una nota amarognola precisa. Lo zucchero di canna ne bilancia la dolcezza. La farcitura è una crema a base di panna e caffè, completata da un caramello arricchito con lo stesso ingrediente. Cuoce in uno stampo ovale ed è, per stessa ammissione del locale, un dolce sontuoso pensato anche per essere condiviso.

Un prodotto da forno scuro. Punti lucenti al centro: è la crema al caramello. Bellissima. Fatta alla perfezione.

L’ho preso tra le mani e mi sono accorto che era pesante. Ho pensato subito al peggio: lievitazione sbagliata, sfogliatura compromessa.

L’ho aperto. Nulla di tutto ciò. Il peso derivava dalla quantità importante di chantilly al caffè che conteneva. E allora mi sono fatto una nuova domanda: sarà stucchevole?

L’ho assaggiato. Sorpresa assoluta. Non stucchevole per niente. Lo zucchero era bilanciato, al ribasso. Il risultato è delicato al palato eppure ricco di emozioni. Cremoso, nonostante la croccantezza e la friabilità della sfogliatura.

Ora che conosco la ricetta, capisco tutto. Ogni scelta ha una ragione. Ogni ingrediente ha il suo ruolo.

Perfetto. Lo adoro.

Il Cestinetto al cocco e passion fruit: terzo atto

La gola ha parlato. Ho ceduto. Senza esitazione.

Dalla vetrina mi fissava un cestinetto al cocco e passion fruit. L’ho ordinato.

È arrivato (Sfoglia le immagini sotto!). Visivamente, era un’opera d’arte. Un involucro di sfoglia perfettamente sviluppato, estremamente fragrante e friabile. Sopra, un abbondante ciuffo di mousse al cocco e cocco rapé. Frutto della passione fresco a decorare.

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Era pesante anche questo. Ho pensato a una grande quantità di crema pasticcera interna. Ho addentato.

Sorpresa, anche qui. Alla base, nascosto dalla sfoglia, c’era un biscotto al cocco, tra il croccante e il morbido. È lui la fonte del peso, insieme alla crema.

La crema pasticcera al passion fruit ti assale con il suo aroma. La mousse al cocco la mitiga. Il biscotto regala consistenza. La sfoglia chiude con la nota croccante.

Tre elementi distinti, un risultato unico. Bravissimi.

Il conto al San Carlo: 28,00 €

Tre dolci, un tè, un caffè. Serviti al tavolo.

Economico? No.

Ne valeva la pena? Se non lo si fa tutti i giorni, certamente sì.

Sono uscito con il sorriso. Con la soddisfazione di aver speso bene e di poter spendere belle parole per un locale storico di Torino.

E questo, da solo, vale il prezzo del biglietto.


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