21 dicembre 2025 – Torino


Entrare nel Baratti & Milano in Piazza Castello è come attraversare una porta temporale. Gli arredi originali dell’epoca di Cavour, i marmi, i legni lavorati: tutto parla di un’eleganza d’altri tempi. Ma quando ti siedi, ordini, assaggi, capisci che la storia non sempre garantisce la qualità.

L’arrivo dopo tre caffè

La giornata era iniziata alle 3:30 del mattino. Il mio bar di fiducia a Oneglia aveva chiuso proprio oggi, così ho anticipato la partenza verso Torino fermandomi per due caffè: uno a Pieve di Teco che mi ha risvegliato, e uno ad Ormea all’ex stazione, più calmo. Quando arrivo in Corso Vittorio Emanuele II, ho già percorso chilometri nell’oscurità.

L’obiettivo è individuare le tre cioccolaterie consigliate per non perdere tempo nei prossimi giorni. Inizio dal Baratti & Milano, quella che mi hanno indicato come “la migliore in assoluto”.

Dentro il tempio (con qualche crepa)

L’ambiente è innegabilmente suggestivo. L’etichetta è formale: si attende dietro un cordone, si viene accompagnati al tavolo. I tavolini sono piccoli e molto ravvicinati – hanno ottimizzato ogni spazio – e rischi di colpire il commensale accanto.

Il cameriere che prende l’ordine indossa giacca e cravatta ma ha un atteggiamento poco cordiale. Giacca e cravatta non dovrebbero autorizzare a essere snob, ma evidentemente la personalità è questione individuale.

Ordino un tè Earl Grey caldo e un croissant vuoto – se vuoi valutare davvero la qualità, non puoi contaminarla con ripieni. I prezzi sono decisamente alti, ma ci sta: locale storico, manutenzione, staff numeroso, nome e fama.

Il tè senza tè

Dopo dieci minuti arriva una cameriera gentile con il vassoio. Mi chiede persino da quale lato preferisco venga posizionata la grossa teiera d’argento. C’è anche un amaretto offerto dalla casa, un bel gesto. Sono distratto dai miei appunti, poi prendo la teiera e verso nella tazza.

Acqua trasparente. Agito, riprovo. Ancora acqua calda, nient’altro.

Mi hanno servito la teiera d’argento senza il filtro del tè.

Chiamo la cameriera che risolve subito portandomi il filtro. Può capitare di sbagliare, certo. Ma in un locale del genere, con questi prezzi e questo nome, certi errori stonano.

La brioche: bella fuori, deludente dentro

La brioche esteticamente è perfetta: forma simmetrica, sfogliatura impeccabile, caramellizzazione che sembra dipinta a mano. Ma quando ne stacco un pezzo, qualcosa non va.

La pasta oppone troppa resistenza, risulta elastica. Una brioche ben fatta dovrebbe cedere con delicatezza. Questa invece si tira, resiste. Anche all’assaggio l’elasticità disturba l’esperienza, e la caramellizzazione in alcuni momenti è troppo dominante, coprendo l’impasto.

Probabilmente sarebbe bastata una cottura a temperatura leggermente inferiore o per qualche secondo in meno. Nel complesso resta buona, con un’alveolatura di tutto rispetto e zuccheri e burro ben dosati. Ma considerando ambiente e prezzi, mi aspettavo di più.

Riflessioni tra un sorso e l’altro

Mentre finisco il tè e la brioche, penso a quanto sia strano che la perfezione estetica non corrisponda alla perfezione nel gusto. Quella brioche era bellissima, ma l’assaggio rivelava limiti che la vista non poteva cogliere.

Un po’ come il locale stesso: magnifico, storico, elegante. Ma con quel cameriere poco cordiale, quel tè dimenticato, quella brioche che prometteva più di quanto mantenesse.

Baratti & Milano rimane comunque una tappa obbligata per la sua storicità, per respirare l’atmosfera di un’epoca passata. Bisogna però essere consapevoli che oggi è una realtà industriale, con uno stabilimento a Bra in provincia di Cuneo. I loro prodotti li trovo anche al bancone del mio bar di fiducia a Imperia. Non è più la piccola produzione artigianale del locale storico, e forse questo spiega alcune delle delusioni.

Ordino un caffè per concludere. Ha un’ottima crema, ma devo dire che ne ho bevuti di molto migliori.

Domani e dopodomani altre due cioccolaterie. Vedremo se riusciranno a mantenere meglio l’equilibrio tra storia, qualità e autenticità artigianale.


Una galleria fotografica: tra fuori, dentro e i prodotti serviti e venduti


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