21 dicembre 2025

Dopo una brioche deludente e un tè servito senza filtro, è arrivato il momento di capire se il Baratti & Milano merita davvero la sua fama. Due piccoli cioccolatini sul piattino: un gianduiotto e un cremino classico. Almeno questi dovrebbero essere all’altezza.

Il rituale

Li scarto con cura, senza deformarli o scaldarli con le mani. Devono essere degustati esattamente come mi sono stati serviti, nella loro forma e temperatura ideali.

Il giandujotto: finalmente qualcosa all’altezza

Il giandujotto ha la sua forma inconfondibile e il colore caratteristico. La consistenza è buona: né troppo duro né troppo morbido.

Al primo morso si sente bene la nocciola, non coperta dal cioccolato. La consistenza è quella giusta e il sapore persiste in bocca. È un buon prodotto, si capisce perché questo locale ha costruito la sua fama su questi cioccolatini.

Il cremino: conferma le aspettative

Il cremino presenta tre strati: gianduia all’esterno, cuore più morbido al centro. La stratificazione funziona bene, con consistenze leggermente diverse.

Il gusto è più dolce rispetto al gianduiotto, con una buona complessità data dalla stratificazione. Anche qui, discreta persistenza in bocca.

Questi due cioccolatini sono all’altezza della reputazione del locale. Sono i prodotti su cui il Baratti & Milano ha costruito la sua storia.

Il fondente: la delusione finale

Con il caffè arriva un bonus: una tavoletta di cioccolato extra fondente al 70% di cacao, prodotta da loro. L’aspetto è professionale: lucido, ben decorato.

Ma all’assaggio, la delusione. La consistenza non offre il “crunch” tipico di una buona massa di cacao. Forse è un po’ scaldata dal calore della sala, ma questo non spiega tutto.

Un cioccolato extra fondente al 70% dovrebbe avere carattere, personalità. Questo invece lascia solo un retrogusto amarognolo generico, senza particolare flavour. La persistenza in bocca è minima.

Mi pulisco il palato con l’acqua, riassaggio. No, non mi sono sbagliato. Non mi entusiasma per niente.

Il verdetto parziale

Esco dal Baratti & Milano con un giudizio contrastante. Il gianduiotto e il cremino sono buoni e all’altezza della fama, confermano che il locale sa fare i suoi prodotti storici.

Tutto il resto – la brioche elastica, il tè dimenticato, il caffè nella media, il fondente deludente, il cameriere snob – lascia perplessi, soprattutto considerando i prezzi.

Bisogna però contestualizzare: Baratti & Milano è una tappa obbligata per la sua storicità, ma oggi è diventata una realtà industriale con stabilimento a Bra (CN). I loro prodotti li trovo anche al bancone del mio bar a Imperia. Non è più la piccola produzione artigianale legata al locale storico, ed è giusto saperlo quando si entra con certe aspettative.

La lezione è chiara: il marchio storico resta, la qualità complessiva è diventata più standardizzata.

Domani e dopodomani altre due cioccolaterie. Vedremo se troverò una produzione più artigianale e un livello più costante nell’insieme.


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