Tredicesima edizione di Aromatica a Diano Marina, 8-10 maggio. Una manifestazione che cresce, si rinnova e sa ancora sorprendere.
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C’è un momento, ogni anno, in cui Diano Marina cambia odore. Succede a maggio, quando il centro pedonale si riempie di stand, voci e fragranze, e l’aria porta con sé qualcosa di difficile da descrivere: una mescolanza di basilico fresco, spezie, pesto appena pestato, lavanda e rosmarino. È il momento in cui comincia Aromatica, profumi e sapori della Riviera Ligure.
Tredici edizioni. Un traguardo che poche manifestazioni territoriali raggiungono mantenendo intatta la propria identità. La definizione ufficiale parla da sola: Aromatica è “la grande rassegna dedicata al basilico, alle erbe aromatiche, alle eccellenze dell’agroalimentare e dell’enogastronomia, ai prodotti tipici locali”. Una formula che racchiude expo dei produttori, degustazioni, cooking show, laboratori, cene a 4 mani, cene a tema, conferenze, presentazioni di libri e un’area dedicata allo street food di qualità. Non una semplice fiera, ma un contenitore culturale a tutto tondo.
Nel panorama delle manifestazioni fieristiche legate al food, Aromatica ha scelto di distinguersi puntando su qualità e sostenibilità, inserendo ogni anno elementi di novità e curiosità. La manifestazione ha inoltre una notevole valenza turistica: si propone l’obiettivo di valorizzare l’intero Golfo Dianese, comprensorio di sette Comuni tra costa e primo entroterra, riconoscendo nelle erbe aromatiche — il basilico su tutte, poi la menta, il timo, la salvia, l’origano, la lavanda — non un semplice tema decorativo, ma una chiave autentica per raccontare il territorio. Una chiave che apre porte molto diverse tra loro: la gastronomia, certo, ma anche la cultura, la scienza, la memoria, il paesaggio.









Un palcoscenico per eccellenze per Aromatica 2026
Il programma 2026 è, come sempre, generoso. Sul palco di Piazza Martiri della Libertà si alternano chef che conoscono bene questi ingredienti e sanno come trasformarli in emozione. Andrea Masala del Timo di Albenga porta l’asparago viola in tre declinazioni. Federico Pinasco della Locanda del Cavaliere a San Bartolomeo al Mare gioca con riso, burro, acciughe e limone — una quadriga ligure per eccellenza. Jacopo Chieppa di Equilibrio a Dolcedo presenta il suo “Cannolo di mare”. E poi Irene Volpe, finalista di MasterChef 10, con un risotto vegetale aromatico che sembra fatto apposta per questo palco.
Alla Palaromatica, lo spazio congressuale della manifestazione, il registro cambia ma la qualità non diminuisce. Si parla di olio extravergine e del riconoscimento IGP dell’Oliva Taggiasca Ligure. Si degustano le birre artigianali Baladin con il patron Teo Musso. Si presenta “Il mondo delle erbe selvatiche” con il forager Alessandro Di Tizio, che la domenica mattina porta i curiosi a spasso tra le erbe spontanee del centro cittadino — un’escursione che vale da sola il viaggio.
Sabato sera, la piazza si trasforma: musica live con Paolo Martini e la sua band, per chiudere la giornata più intensa nel modo più naturale.
Quando la cucina incontra lo spazio






Quest’anno, tra gli ospiti del palco, spicca un nome che con la cucina ha poco a che fare — e forse proprio per questo cattura l’attenzione. Franco Egidio Malerba, ex astronauta, porta ad Aromatica una riflessione inaspettata: come si coltivano le erbe aromatiche nello spazio? La sua conferenza sulla prima serra multipiano adattiva di Space V racconta un futuro in cui il profumo di basilico potrebbe accompagnare anche chi viaggia oltre l’atmosfera terrestre.
È uno di quei momenti in cui una manifestazione rivela la propria profondità. Aromatica non è solo una bella festa del gusto: è un luogo in cui le domande sul cibo, sulla natura e sul futuro trovano spazio per essere poste — e magari, almeno in parte, per ricevere risposta.
La scienza che nasce dal territorio









Ed è proprio seguendo questo filo — quello della curiosità scientifica applicata al mondo vegetale — che si arriva a uno degli appuntamenti più originali del programma. Venerdì 8 maggio, nel pomeriggio, alla Palaromatica sale sul palco il docente Gian Luigi Puleo insieme agli studenti dell’indirizzo chimico del Polo Tecnologico Imperiese. Il titolo della loro conferenza è “Under pressure: essenze sostenibili”.
Quegli stessi rosmarino, lavanda e timo che profumano gli stand dell’expo, che gli chef usano per aromatizzare i loro piatti, che il forager riconosce a occhi chiusi lungo i sentieri del Golfo Dianese — diventano qui oggetto di studio, analisi e sperimentazione. La distillazione in pressione, tecnica al cuore della ricerca presentata, è il ponte tra il laboratorio scolastico e la materia prima del territorio: un processo chimico che trasforma le piante in essenze concentrate, con applicazioni che vanno dall’alimentare alla cosmesi, dalla profumeria alla farmaceutica.
Ma la parola chiave non è solo “essenze”. È sostenibili. Perché il progetto dei ragazzi non si limita alla tecnica: interroga il rapporto tra estrazione, risorse naturali e responsabilità ambientale. Come si preleva senza impoverire? Come si valorizza senza consumare? Sono domande che, in un territorio come la Riviera Ligure, hanno un peso concreto e urgente.
Portarle in piazza, davanti a un pubblico di appassionati, turisti e curiosi, è un gesto che dice molto. La scuola tecnica e scientifica non vive in un mondo separato dalla realtà: ha strumenti, idee e competenze da mettere al servizio del territorio. E gli studenti del Polo Tecnologico Imperiese, salendo su quel palco, lo dimostrano nel modo più diretto possibile.
Una domanda che vale la pena fare
Eppure, proprio perché Aromatica ha costruito negli anni un’identità così riconoscibile e dichiarata, vale la pena porre una domanda scomoda. Passeggiando tra gli stand, non è raro imbattersi in bancarelle di salumi piemontesi, formaggi lombardi, street food di respiro nazionale o internazionale. Prodotti che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcun legame con il Ponente Ligure, con le sue erbe, con il suo olio, con la sua tradizione gastronomica.



Non si tratta di campanilismo. Sia chiaro: non è in discussione la qualità di quei prodotti, né la legittimità di chi li produce e li vende. Si tratta di qualcosa di diverso, e più sostanziale: si tratta di coerenza narrativa. Quando una manifestazione afferma ufficialmente di voler valorizzare le eccellenze di un territorio specifico — e lo fa con convinzione, con cooking show di alto livello, con conferenze, con la partecipazione delle scuole locali — ogni elemento che contraddice quella dichiarazione indebolisce il messaggio complessivo.

Il visitatore che arriva a Diano Marina attratto dal nome “Aromatica, profumi e sapori della Riviera Ligure” porta con sé un’aspettativa precisa: immergersi in quei profumi, in quei sapori, in quel territorio. Quando accanto agli stand dell’olio taggiasco e del basilico DOP compaiono proposte che poco hanno a che fare con la Riviera Ligure, quell’aspettativa si incrina. Non è una questione di rigore ideologico: è semplicemente la sensazione che qualcosa, nel disegno complessivo, non torni del tutto.
Aromatica ha dimostrato, edizione dopo edizione, di saper costruire qualcosa di autentico e riconoscibile. Forse vale la pena chiedersi se quella stessa cura che si mette nel programma culturale e nei cooking show possa estendersi, sempre di più, anche alla selezione degli espositori. Sarebbe, semplicemente, un ulteriore passo verso la coerenza che già la caratterizza.
Aromatica 2026, in fondo, funziona così da tredici anni. Parte dai profumi — quelli veri, concreti, riconoscibili — e arriva lontano. Fino allo spazio, con Malerba. Fino ai laboratori di chimica, con i ragazzi di Imperia. Fino alle domande che contano davvero, su come abitiamo questo territorio e su cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo. Quelle stesse domande che, a ben guardare, valgono anche per la manifestazione stessa.
Vale la pena esserci. E vale la pena aspettarsi di più.


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